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Regime forfettario: requisiti, come funziona e a chi conviene

Di 28 Ottobre 2021Novembre 5th, 2021Nessun Commento

L’apertura della partita Iva ha sempre destato ansia e preoccupazione, per via della consistente quota di tasse e contributi da pagare che comporta. Con l’introduzione del cosiddetto regime forfettario, la situazione è migliorata.

Anche molti giovani liberi professionisti o startup hanno deciso di mettersi in proprio e questo per il motivo che, a conti fatti, tale regime fiscale presenta innegabili agevolazioni. Ecco quali.

Cosa significa regime forfettario

Sono tanti i liberi professionisti, freelance oppure piccole realtà imprenditoriali che, pur guadagnando una cifra dignitosa ogni mese, non hanno un fatturato tale da poter sostenere ad esempio la tassazione iva del regime ordinario, che supera  il 40%, in base al fatturato.

Grazie al regime forfettario però, oggigiorno riescono a sopravvivere. Si tratta di un regime fiscale che prevede una flat tax ovvero una percentuale fissa da pagare su introiti fino a 65 mila euro annui, che può essere del 5% o del 15%, a seconda dei casi, come analizzeremo.

Regime forfettario, chi può accedere

Per beneficiare dei vantaggi che presenta il regime forfettario, per chi vuole lavorare in proprio, è necessario rientrare in alcuni parametri.

Il requisito principale è di essere un lavoratore autonomo o libero professionista.

È bene precisare che sono escluse dal Regime Forfettario le Società di persone, le Società di capitali, le Associazioni, le Cooperative.

Il regime forfettario ha delle caratteristiche che consentono solo a piccole realtà di avvantaggiarsi, con pochi dipendenti e poche spese. Infatti i ricavi o compensi realizzati nell’anno di riferimento non possono superare i 65 mila euro. Inoltre, le spese sostenute per i lavoratori dipendenti, non possono superare i 20 mila euro all’anno.

Questo limite è valido anche per:

  • lavoro accessorio, articolo 70 del Decreto Legislativo 10 settembre 2003, n. 276
  • collaboratori come da borse di studio
  • lavoro a progetto, articoli 61 e seguenti del D.Lgs. 276/2003
  • utili da partecipazione agli associati, articolo 53, comma 2, lettera c) TUIR
  • prestazioni di lavoro del titolare di partita Iva o altri familiari

C’è un ulteriore requisito da rispettare, per chi svolge un lavoro in qualità di dipendente e, contestualmente, di libero professionista. Per aderire al regime forfettario, il reddito da lavoro dipendente non può superare i 30 mila euro annui.

Come funziona

Chi aderisce a questo regime fiscale paga un’aliquota pari al 15% su quanto fatturato nel corso dell’anno. È l’imposta sostitutiva unica.

Solo per chi apre per la prima volta una partita Iva, allora l’aliquota è al 5%, per i successivi cinque anni. Questo consente di avere il tempo di avviare e consolidare l’attività, senza la preoccupazione di dover pagare tasse insostenibili.

Così come concepita, è evidente che la tassazione del regime forfettario conviene in primis a chi si affaccia per la prima volta al mondo del lavoro in proprio. Inoltre, risulta essere un regime fiscale vantaggioso per le piccole attività, con pochi dipendenti che non hanno molte spese da scaricare.

I vantaggi

Come già evidenziato, il primo beneficio derivante dal regime forfettario riguarda l’applicazione di un’aliquota ridotta al 15% e fissa. Come già specificato, l’aliquota dle 5% è riservata alla prima apertura di partita Iva.

Questo regime fiscale inoltre prevede l’esenzione dall’Iva, una contabilità senza dubbio più semplificata e meno adempimenti da rispettare, come quello della fatturazione elettronica ad esempio o della firma digitale.

Cosa scaricare regime forfettario

Il regime forfettario è esente da Iva. Questo significa che

Chi applica il regime forfetario non addebita l’Iva in fattura ai propri clienti e non detrae l’iva sugli acquisti. Non liquida l’imposta, non la versa, non è obbligato a presentare la dichiarazione e la comunicazione annuale Iva.

Le uniche spese deducibili riguardano i contributi previdenziali (ad esempio Inps). Non è possibile dedurre altre tipologie di spese, come quelle mediche, per l’acquisto di beni strumentali e via di seguito.

In realtà, per quanto il calcolo sia fisso e non avvenga quindi manualmente, voce per voce, anche il regime forfettario prevede una deduzione di spese.

Infatti l’aliquota per il calcolo delle imposte (e dei contributi) si applica sul reddito imponibile e non sul fatturato lordo. È il coefficiente di redditività, che varia a seconda del codice Ateco dell’attività.

Quando si esce dal regime forfettario

Vale la pena sottolineare che il regime forfettario non è conveniente per tutti a prescindere, pur rimanendo all’interno dei limiti di fatturato previsti (quindi di 65 mila euro annui).

È il calcolo delle spese sostenute a fare la differenza ed è fondamentale per stabilire se sia più conveniente rimanere in questo regime oppure uscirne.

La permanenza nel regime forfettario decade se viene meno uno dei seguenti requisiti indicati:

  • il fatturato inferiore a 65 mila euro all’anno
  • le spese non superiori a 20 mila
  • l’impossibilità di costituire società 
  • un reddito da lavoro dipendente al massimo pari a 30 mila euro

La consulenza di un commercialista può chiarire ogni dubbio e procedere con un calcolo preciso delle spese deducibili, in modo da stabilire la convenienza del regime forfettario per la propria attività oppure no.

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