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Lavoratori autonomi occasionali: come fare senza partita Iva

Di 10 Maggio 2022Nessun Commento

I lavoratori autonomi occasionali sono coloro che prestano i propri servizi e consulenze, in maniera freelance, da libero professionista, ma non necessariamente sono titolari di partita Iva.

Come è possibile? In quali circostanze, non è richiesta l’apertura obbligatoria della partita Iva, per chi lavora in modo autonomo?

In alcuni casi si può, a patto di rispettare alcuni limiti però.

Ecco cosa fare per gestire le prestazioni occasionali, senza incorrere in problemi con il Fisco nel 2022.

Lavoratori autonomi occasionali: chi sono

I lavoratori autonomi occasionali sono ammessi in Italia ma devono rispettare alcuni requisiti precisi, che la loro posizione impone, nonché sottoscrivere contratti specifici, relativi alle prestazioni occasionali.

Il lavoratore autonomo occasionale è colui che si obbliga a compiere un’opera o un servizio, con lavoro prevalentemente proprio, senza vincolo di subordinazione e senza alcun coordinamento con il committente.

Stando a questa definizione, potrebbe non cogliersi la differenza con un libero professionista che però è anche titolare di partita Iva.

Il primo tratto distintivo sta nel fatto che, essendo la prestazione fornita “occasionale” e non quindi “continuativa” e organizzata nel tempo, significa che non è professionale.

Sia i lavoratori autonomi occasionali che con partita Iva non sono dipendenti e quindi organizzano tempi e modalità della propria attività lavorativa.

Ciò che cambia è il trattamento fiscale della prestazione d’opera. Per chi non è titolare di partita Iva, il lavoro autonomo rappresenta un contratto d’opera una tantum, che quindi non costituisce la sua principale occupazione.

Lavoro occasionale senza partita Iva: come fare nel 2022

Veniamo ora a quelle che sono le condizioni di lavoro per chi svolge l’attività in maniera occasionale e le caratteristiche di questo tipo di prestazione.

Innanzitutto, va specificato che la normativa che disciplina le prestazioni occasionali dei lavoratori autonomi non prevede necessariamente un contratto scritto.

Infatti, anche la semplice accettazione di un preventivo di spesa, da parte del cliente, instaura il rapporto lavorativo tra le due parti contraenti.

Altro punto delicato e fondamentale da trattare riguarda la tassazione delle prestazioni cosiddette occasionali.

Come illustriamo maggiormente nel dettaglio nel paragrafo seguente, il limite di fatturato non è più contemplato per determinare se si tratti di una prestazione di tipo saltuario e occasionale oppure di un’attività lavorativa svolta da un libero professionista titolare di partita Iva.

Nel momento in cui si deve organizzare la propria attività di tipo occasionale, si prepara il preventivo, da sottoporre al cliente. Se quest’ultimo lo approva, allora si esegue la prestazione.

Una volta terminata, si passa all’emissione della ricevuta. Questo documento deve riportare:

  • i dati anagrafici di lavoratore autonomo occasionale e del cliente
  • il numero progressivo della ricevuta
  • la data di emissione
  • l’importo lordo
  • la ritenuta del 20% da applicare sul compenso
  • l’importo netto che si riceve.

È necessario anche riportare quanto segue

Trattasi di prestazione occasionale ai sensi dell’art. 67, lettera L del TUIR 917/86 e non soggetta ad IVA, ai sensi dell’art. 5 DPR 633/72 e successive modificazioni ed integrazioni. Imposta di bollo assolta nell’originale.

La marca da bollo si applica solo quando il compenso lordo è maggiore di € 77,47.

È importante sottolineare che, se il cliente al quale si intesta la ricevuta, a seguito della prestazione occasionale fornita e del compenso ricevuto, non è titolare di partita Iva, allora non si deve applicare la ritenuta d’acconto del 20%.

È bene specificare inoltre che i lavoratori autonomi occasionali non sono tenuti a presentare la dichiarazione dei redditi annuale, nel momento in cui il loro fatturato annuo non ha superato i 4.800 euro.

Lavoratori autonomi occasionali: Inps e limite dei 5.000 euro annui. Facciamo chiarezza

Sono ancora tante le persone che pensano che guadagnare meno di 5 mila euro all’anno metta al riparo dall’apertura della partita Iva.

Ebbene, non è così. Questo valore discriminante non esiste più. Paradossalmente, si possono fatturare 10 mila euro per un evento occasionale, di una volta all’anno, e dover aprire una partita Iva per molto meno.

Infatti, gli unici requisiti da rispettare, per poter rimanere lavoratori autonomi occasionali sono:

  • essere saltuari. Dunque non deve trattarsi di un’attività svolta giornalmente o mensilmente
  • essere “non” professionali. Questo significa che si può essere un ingegnere o un insegnante e svolgere un’altra attività occasionalmente, ma diversa dalla professione abituale
  • non avere vincoli di subordinazione
  • non deve sussistere la cosiddetta organizzazione di mezzi, vale a dire l’acquisto di attrezzature oppure del materiale che serve per fornire la prestazione occasionale.

In tutti gli altri casi, si è tenuti ad aprire la partita Iva, stando alle indicazioni dell’Agenzia delle Entrate. Quindi, anche il solo fatto di emettere una ricevuta ogni mese, anche se l’importo è basso e non raggiunge i 5 mila euro annui, espone al rischio di controlli e sanzioni, in assenza di regolare posizione fiscale.

Il limite dei 5 mila euro annui resta valido solo ai fini Inps. Quindi, chi non guadagna più di questa cifra all’anno, non è tenuto a iscriversi alla Gestione Separata Inps.

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